Gino Paradisi


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Recenzione del giornalista Gino Dell'Unto

Recenzioni

Gino Paradisi – Un artista istintivo e poliedrico

“Terre Povere sabbia nera di Ostia, spugna verde per fiori" sono gli ingredienti per autentiche opere d'arte realizzate dal sorano Gino Paradisi.
Gino Paradisi ha scelto, come hobby, l'arte nelle sue variegate espressioni: poesia, pittura, scultura.
Certo per parlare di scultura bisogna fare un "distinguo".
Paradisi non scolpisce la pietra tanto, meno il marmo né il legno, ma modella, appunto, la spugna verde utilizzata per composizioni floreali.

Un lavoro delicato e paziente vista la fragilità del materiale povero utilizzato.

Poi una seguela di interventi con colle, sabbie ed altri materiali "poveri", come li definisce l'artista, sino ad ottenere la sensazione di trovarsi di fronte a sculture di marmo e pietra.

Iniziò il suo primo esperimento realizzando un "paliotto" sotto l'altare maggiore al Santuario della Madonna delle Grazie (Madonna del Riparo), ed un quadro di busto di Madonna, poi un altro paliotto per la chiesa parrocchiale di Terelle. Da questi inizi é passato ad altre tecniche di rifinitura. Se le prime opere davano l'impressione del marmo scolpito, per il nuovo filone netta é la sensazione di sculture su pietra (ma della pietra non hanno il peso). Una produzione artistica che Gino Paradisi ha presentato in una ricca personale allestita in occasione delle feste patronali di Santa Restituta.
Gino Paradisi, presentando altorilievi e ceramiche ha voluto dare un preciso riscontro del suo intendere l'arte, quale espressione di una visione di cultura attraverso l'immagine resa viva dai giochi di profondità e rilievo.
Chiaro e scuri ottenuti lì aumentando il getto della sabbia, qui raschiando, con il pollice, il sovrappiù ottenendo diversità di tonalità nella sua scarna tavolozza.
Ama, Paradisi, i colori caldi e tenui.
Riesce però a trarvi una ampia serie cromatica che non aggrava ed appesantisce l'opera ma la rende “eterea”. I suoi soggetti, spesso donne nude, nulla hanno di volgare ma quel pudico senso di un corpo liberato dall'orpello dei vestiti per respirare la natura.
Preziosi i suoi piatti di ceramica fra cui abbiamo ammirato particolarmente una "deposizione" di vecchia maniera tiene a precisare l'artista, realizzata con l'umile “creta”. Ma di nuovissima maniera vi sono degli altorilievi del Cristo ai quali ha dato un po' di preziosità con sfumature d'oro di tanto in tanto raschiate per anticare il quadro.
Vecchia, nuova e maniera in evoluzione. Paradisi non "arriva mai"; dopo una realizzazione subito studia nuove tecniche, nuovi procedimenti, ma la mano dell'artista é sempre quella: precisa, dai rapidi e fermi movimenti, senza fronzoli; insomma un artista "pulito" ed umile come le "terre povere" che adopera. Complimenti e"ad majora".

Gino Dell'Unto

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